04/04/2017
CIRCOLI PRIVATI – L’INERZIA DELLE ISTITUZIONI
Ormai, come si evince chiaramente anche dagli articoli di cronaca apparsi in questi giorni sulle principali testate giornalistiche - a commento del folle gesto verificatosi a Brescia la mattina del primo aprile e in cui ha perso la vita un giovane di 21 anni - i circoli privati sono a tutti gli effetti divenuti sinonimo di discoteca.
Ciò rappresenta un pessimo errore e un sintomo gravissimo di come, anche nella società civile, le regole del diritto non abbiano più alcuna forza pregnante ma rappresentino una formula vuota del tutto superata.
Per chi come AssoIntrattenimento si trova, da anni, in prima linea a combattere l’abusivismo (migliaia sono le nostre denunce inviate alle competenti autorità su tutto il territorio nazionale) questo ulteriore evento drammatico potrebbe essere inteso come l’ennesima sconfitta di un duro lavoro che, senza forzate pubblicità e protagonismi, si svolge in un silente impegno quotidiano.
Astenendosi da qualsiasi intento strumentale e demagogico in ordine alla tragica morte di un giovane ragazzo, è nostra volontà, ancora una volta, ribadire come i circoli privati siano, nei fatti e con la complicità delle istituzioni preposte al controllo del territorio,  luoghi che sfuggono a tutte le regole previste dall’ordinamento in materia di trattenimenti e pubblico spettacolo.
In tutta Italia, sono migliaia le attività svolte da c.d. circoli privati che, sotto la maschera della cultura e dell’associazionismo, più o meno riconosciuto, svolgono vere e proprie attività commerciali creando delle voragini di illegalità nel mondo dei locali notturni e producendo una concorrenza sleale ai veri imprenditori che noi rappresentiamo e che gestiscono le vere discoteche (ossia il luogo in Italia forse più controllato e regolato dalle autorità a fronte di un miriade di prescrizioni e norme giuridiche).
Riteniamo che, forse, sia giunto finalmente il momento in cui le amministrazioni locali e le autorità  nazionali inizino ad ascoltare la nostra voce  cambiando la politica del dire in quella del fare.
Il Presidente
Luciano Zanchi

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